Le Creste di Costabella restituiscono lo scheletro di un giovane Alpino

Le Creste di Costabella restituiscono lo scheletro di un giovane Alpino

Il Passo San Pellegrino è una località particolarmente adatta per gli appassionati di storia che in occasione del Centenario della Grande Guerra vogliono scoprire e visitare i luoghi simbolo degli scontri in alta quota tra i soldati Italiani e Austro-Ungarici. A pochi chilometri da Moena, tra le Cime di Costabella, l’Alta Via Monzoni, Cima Bocche e il Col Margherita sono presenti numerosi itinerari che consentono di camminare attraverso un vero e proprio museo a cielo aperto con resti di baracche, gallerie, trincee e postazioni militari.

Quest’estate camminare al Passo San Pellegrino sulle tracce della Prima Guerra Mondiale sarà ancora più emozionante vista l’eccezionale scoperta compiuta nei giorni scorsi da Livio De Francesco, presidente dell’associazione “Sul fronte dei ricordi”, che da oltre 30 anni si impegna a mantenere in vita trincee, postazioni, sentieri utilizzati dagli eserciti sulle montagne della Grande Guerra.

Sulle Creste di Costabella, in una zona impervia e rocciosa, è stato infatti rinvenuto lo scheletro perfettamente conservato di un Alpino. “Non ho dubbi che si tratti di un soldato italiano. Qui operava la 56esima divisione. Lo capisco da tutto ciò che abbiamo ritrovato accanto allo scheletro: i resti degli scarponi, il tipo di munizioni per il fucile modello ‘91, la bomba a mano Sipe e l’ arpino utilizzato per fissare le scalette che si impiegavano negli assalti. Era un uomo giovane, forte, lo smalto dei denti è in ottimo stato. Era alto almeno un metro e ottanta. Sicuramente ce ne sono molti altri sepolti sotto queste rocce, non era solo” ha dichiarato De Francesco.

Tanti elementi lasciano pensare che sia morto negli attacchi italiani del giugno-luglio 1915. “In quel periodo i comandi italiani cercavano di attestarsi sulle cime e le creste più alte che controllavano la Val Cordevole e potevano aprire un eventuale passaggio di avanzata verso Bolzano” racconta invece Michele Simonetti-Federspiel, esperto di storia locale e curatore del “Museo della Gran Vera” di Moena. “Probabilmente questo soldato era assieme ad una pattuglia di assaltatori. Il rampino serviva per fissare le scale alla roccia ripida e facilitare l’assalto ai compagni che seguivano.”